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N. 71  - Dalla Valtellina e dai Contadi  

          
   Editoriale

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 Bormio: S.O.S. centro storico

di Stefano Zazzi

Sul numero 68 dei Quaderni venne riportata una fotografia della piazza del Kuerc risalente a circa venti anni fa, aggredita dalle automobili e da antiestetiche fioriere in cemento. La foto era una sorta di stonatura all’interno dell’articolo che metteva in risalto alcune caratteristiche storiche, architettoniche ed artistiche del centro del paese; tuttavia era stata inserita quale monito per non ritornare ad un tale degrado, a condizioni urbane pressoché invivibili per residenti ed ospiti.

Veduta invernale di Bormio (foto S.Zazzi ©)

Del resto è un dato ampiamente riconosciuto come le stazioni alpine che stanno andando verso condizioni di sviluppo qualitativo ed equilibrato (essenzialmente quelle appartenenti al versante orientale germanico) riscontrino successi e gratificazioni in campo economico e turistico, oltre alla conservazione dell’entità culturale propria del luogo.

Tuttavia ci eravamo sbagliati e le recenti ricorrenze del Natale e dei Capodanno ci hanno riportato indietro di molti anni; mi chiedo: la cultura ambientalista oggi tanto radicata e diffusa come può tollerare silenziosamente situazioni di così evidente congestione?

Come si può accettare che i residenti ed i numerosi forestieri diretti alla Messa o a passeggiare per le vie del centro, debbano superare faticosamente un’auto in sosta vietata in via della Vittoria o rischiare di essere investiti da colonne di veicoli che serpeggiano a passo &uomo verso la piazza o lungo via De Simoni?

in via della Vittoria era stato ricavato un percorso pedonale protetto per la gente e ormai da molti anni si attivava la chiusura al traffico nei periodi di alta stagione; precisi orari per il carico commerciale vigevano per la zona pedonale di via Roma, che rimaneva davvero tale durante il giorno.

Scorcio invernale di Bormio con il ponte del Combo (foto S. Zazzi ©)

Risultati raggiunti pazientemente che semmai andavano consolidati ed estesi per rimanere al passo coi tempi; senza scomodare località come Zermatt, Serfaus o Bressanone, anche la vicina Livigno sta ampliando da tempo con successo l’area centrale chiusa al traffico. Risultati invece ben presto annullati dall’attuale amministrazione comunale che non ha disposto la chiusura del centro al traffico neppure il giorno di S. Silvestro e pare avere come obiettivo prioritario quello di consentire tutto a tutti, rinunciando così a qualsiasi seria pianificazione. Il centro storico è tornato ad essere uno spazio a misura d’auto piè che un luogo di incontro per la gente, e vi si respira la stessa aria delle zone metropolitane. Il rilevamento della qualità dell’aria in via Morelli o in via De Sintomi condurrebbe a dati più che allarmanti per la salute pubblica.

Ma se per la viabilità interna si è da tempo rinunciato a prospettive di organizzazione e gestione qualitativa, non si intravvedono più rosee prospettive per gli edifici del nucleo storico.

Con recente variante urbanistica ai sensi della Legge Regionale n. 23/97 si è in sostanza dato avvio alla liberalizzazione degli interventi sugli antichi fabbricati: nella relazione allegata, questa filosofia è ben evidente e dichiarata. Innanzitutto è stato azzerato il progetto della variante Integrativa elaborata dal 1993 al 1996 dagli architetti Benetti, De Giovanni e Tognini; un lavoro serio, imponente, condotto in stretto contatto con gli uffici preposti regionali, che sulla scorta di indagini storiche, catastali, di rilievi aerofotogrammetrici e la schedatura di ogni

edificio, ha accertato le origini medioevali, l’evoluzione dell’insediamento, dimostrando l’assoluta importanza del Centro Storico dl Bormio. Così, oltre al lavoro sono state buttate le centinaia di milioni che il Comune aveva destinato a questo scopo.

Bormio: chiesa del Sassello (foto S.Zazzi ©)

Ma torniamo alla filosofia della nuova variante. Le schede di analisi e catalogazione disponibili sono state drasticamente semplificate perché (così si legge nella relazione) "se non si cerca di puntare alla sostanza delle cose si corre il rischio di incappare in prescrizioni troppo puntuali, ispirate a un dirigismo eccessivo ... in quanto il grado di approfondimento raggiunto seppure attraverso — lodevole lavoro di Schedatura, non potrà mai essere quello del singolo professionista che in fase esecutiva dovrà —sviluppare un progetto, analizzare la storia della costruzione …"

Ora è evidente una contraddizione: anche volendo accettare l’asserzione che i professionisti sono sempre attenti alle presenze storiche, ai materiali, alle tipologie originarie, se già in partenza si dispone di ampie informazione riferimenti alla casa, questo non dovrebbe comunque mai guastare.

Pensiamo poi all’attività delle immobiliari che di norma, salvo eccezioni, privilegiano la quantità alla qualità e dunque trovano via libera alle trasformazioni in assenza di prescrizioni o esigenze di tutela e conservazione degli elementi di fabbrica delle dimore.

Vecchia immagine del borgo di Bormio

Senza troppo dilungarmi, voglio rilevare un’altra contraddizione di questa"variante" per il centro storico, ricavata ancora dalla relazione tecnica:

"Punto sostanziale di riferimento è il fascicolo ‘il Centro Storico di Bormio - Indagini, ritmo e recupero degli edifici" a firma del prof. Calvi che suggerisce le linee guida per gi i interventi nel centro storico; ad esso si fa riferimento nella vigente normativa, ad esso si rinvia integralmente per tutti gli aspetti di ordine tecnologico e operativo in generale .

Proprio questo studio (d’indagine, riuso e recupero) si basava sulle informazioni raccolte con accurate schede di analisi per ciascun edificio; a pagina 13 il prof. Calvi sottolineava come "la scheda ha di per sé alcuni usi importanti": "costituisce la memoria del ceno storico, che impedisce la distruzione abusiva degli elementi che costituiscono parte del patrimonio dall’intera città; è al servizio del cittadino che volesse intervenire sulla propria casa fornendogli un’opportuna base di rilievo, e del Comune che può facilmente verificare la rispondenza di quanto dichiarato da chi richiede di intervenire con quanto rilevato; consente la stesura di mappe tematiche che possono essere molto utili per una comprensione storica ed attuale della città e potranno affinarsi in futuro sino ad un vero e proprio sistema informativo urbano".

Nelle pagine successive del suo lavoro, il prof. Calvi si era prodigato a documentare modalità di intervento conservative per volte, solai in legno, murature in pietra ed altri elementi di fabbrica.

Quindi una metodologia di indagine e di intervento lontanissima dai propositi della nuova variante integrativa, in cui si è scomodato anche un docente di Architettura Tecnica per dare un soffio di qualità ed intento conservativo ad una operazione urbanistica di tutt’altro segno. Il sindaco Pedrana non ha peraltro mai nascosto, né in sede di Consiglio Comunale né in dichiarazioni alla stampa, la sua simpatia per interventi di demolizione e ricostruzione ("di alcuni blocchi" per usare le sue parole).

Al di là delle contraddizioni e dei limiti culturali del nuovo strumento, vi è poi un aspetto procedurale preoccupante, evidenziato dalla Regione Lombardia che con lettera dello scorso 27 ottobre osservava: "Nel merito della variante in oggetto si rileva, a livello esemplificativo, che non appare possibile, in base alla predetta normativa, approvare una variante fìnalizzata a pianificare l’intero centro storico comunale, in quanto tale fattispecie non è contemplata dalla legge regionale".

I riferimenti sinteticamente richiamati credo siano sufficienti per sensibilizzare quanti hanno a cuore il destino del nucleo storico di Bormio, una risorsa significativa ed esclusiva detta nostra realtà territoriale.

D’altra parte quando si legge (Centro Valle del 24.12.1999 "Via libera al recupero del centro storico") che vi sono oltre il 30% di edifici in "stile moderno" non c’è da attendersi un grande avvenire per l’antica Bormio. Saranno comunque i prossimi interventi sugli edifici ad evidenziare le linee guida dintervento e se si renderà necessario un repentino cambiamento di rotta.

Nell’attesa mi preme richiamare una raccomandazione del prof. Bruno Credaro. scritta nel 1960, ma ancora di estrema attualità: "La vecchia borgata deve sempre restare il centro e l’anima di Bormio, e Bormio ha troppa storia e troppe glorie civiche nel suo passato per essere soltanto una rinomata stazione climatica".

E, a quarant’anni di distanza è forse troppo ambire ad una proposta culturale che contempli i richiami al recupero dei valori antichi, al muoversi a piedi anziché in auto, a frequentare la montagna con discrezione ?


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