La legge della realtà

Oblìo, dimenticanza, confusione e tanta rabbia per l’andamento della vita quotidiana. Questo amaro cocktail ritorna continuamente negli incontri con gli amici o nei commenti delle inchieste giornalistiche o televisive sulla vita del nostro Paese incerottato, tra una crisi economica passata e il dubbio che ne possa comparire un’altra all’orizzonte. Fitness e wellness, palestra e spinning sono le attività preferite per scaricare lo stress e cercare di andare avanti. Attività fisica indiavolata, intensa, perché poco importa sapere chi siamo, dove siamo e dove stiamo andando: domande inquietanti per molti e, pare, poco gratificanti. La realtà virtuale, i social forum (facebook o twitter), coinvolgono  ormai più della realtà reale, creano infine una realtà parallela e, senza che ce ne rendiamo conto, occupano spesso, il poco tempo che rimaneva libero. C’è, in sostanza, una profonda sfiducia nella realtà, un deludente pregiudizio.

Meglio crearsi una realtà virtuale che scontrarsi con la durezza delle cose. Eh, sì, perché la realtà vera è dura, difficile da comprendere e ricca di antipatici incontri, sia che si tratti di persone che di cose. Eppure è in questo labirinto, fatto di fatica e di avvenimenti spiacevoli, di argomenti difficili da capire, di inesorabili competizioni e di fallimenti, di tradimenti e di passioni che si cela la fonte dell’essere. Solo nel labirinto c’è il filo di  Arianna.

La passione per la vita è, del resto, la passione per la forma della realtà: c’è qualcosa di misterioso e seducente che fa “stare in piedi” la sedia su cui sono seduto, la tastiera su cui scrivo, la pioggia che cade insistentemente fuori dalla finestra.  E’ una sollecitazione continua alla mia ragione e al mio desiderio di felicità. Qualcosa oltre il limite del visibile pone domande e chiede soluzioni, continuamente. “Guardiamo alle cose stesse !” questo il grido che il filosofo Edmund Husserl lanciò ad un’Europa che stava imboccando la strada dell’autodistruzione inabissandosi nelle ideologie totalitariste. Sarebbe anche oggi quanto mai salutare riascoltare questo invito riconciliarci con il mondo della vita. E’ più grande di noi, è nato prima di noi e continuerà anche dopo di noi: ma è fatto per noi. Anzi noi siamo questo rapporto. Per questo litigare con le cose porta diritti dallo psichiatra, per questo tagliare i ponti con il proprio passato e con le proprie radici porta alla depressione, per questo scappare dalla realtà porta all’annichilimento, al nulla.

Beninteso, questo non è un invito ad accettare lo “stato delle cose” anche quando non vanno ma, piuttosto, che il punto di partenza per andare “oltre” sta in questa realtà che ci circonda oggi, in questo momento, e dobbiamo accettare la sfida. Per essere concreti: se il capo ci fa una ramanzina possiamo mandarlo a quel paese e arrabbiarci col mondo, oppure capire che, forse, è una occasione per migliorare noi stessi;  se non capiamo una cosa possiamo studiare e cercare di fare un passo in più; se un giorno beviamo un buon bicchiere di vino, oltre al piacere immediato possiamo forse chiederci come è fatto,  da chi e perché è così buono. Un nuovo umanesimo parte dalle piccole scelte di tutti i giorni…

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