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N. 71  - Dalla Valtellina e dai Contadi  

          
   Editoriale

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 La storia svelata: una scritta ricorda la frana del 1579 a Chiesa Valmalenco

di Dario Benetti

 

La capriata della chiesa di S.Giacomo e Filippo su cui è stata ritrovata la scritta (foto D.Benetti ©)

I molti cantieri di restauro collegati all’attuazione della Legge Valtellina (di cui abbiamo a più riprese trattato sulla nostra rivista) hanno costituito una occasione unica per la nostra valle, con un investimento finanziario pubblico che difficilmente potrà ripetersi con questa entità nei prossimi decenni. Sarebbe importante e auspicabile riuscire a non perdere l’insieme di documentazioni e di scoperte che stanno emergendo dai lavori e dagli accurati rilievi architettonici e materici connessi. Una mostra o una pubblicazione, di rilievo provinciale, potrebbero ora raccogliere, in modo esaustivo l’insieme di questo ricco patrimonio. Se dovesse passare troppo tempo il materiale raccolto rischia di andare disperso e, comunque, si renderebbe più difficile una presentazione complessiva dei lavori effettuati. L’allestimento del cantiere evidenzia moltissimi aspetti della stratificazione storica delle chiese che, altrimenti, è molto difficile poter individuare: antichi affreschi nascosti sotto gli intonaci, sedimi e tracce di fondazione di chiese precedenti, evoluzioni progressive della struttura muraria ecc.

Il rilievo fotogrammetrico della scritta (Arch. Dario Benetti ©)

Nel caso che presentiamo in queste pagine il ritrovamento è particolarmente singolare. Nel corso delle opere per la sistemazione della copertura della chiesa di S.Giacomo e Filippo a Chiesa Valmalenco, una analisi accurata dello stato di conservazione delle capriate ha portato al ritrovamento, su un puntone, di una lunga scritta incisa. Si tratta di una antica trave recuperata e riutilizzata per realizzare una delle tre capriate poste sopra la volta secentesca: che si tratti di un elemento di recupero è evidente, sia perché la scritta è a testa in giù, sia perché sono visibili in diversi punti i segni dell’ascia sulla trave che hanno cancellato in parte la scritta. Con ogni probabilità si tratta di una frase lasciata a memoria della ricostruzione della chiesa dai maestri costruttori del tempo. La traduzione precisa non è semplice, ma più o meno –interpretando liberamente l’ingenua grafia- potrebbe essere la seguente: "Questi luoghi sacri (Hoc templa) furono distrutti da una improvvisa frana (diruta fuit a repentina ruina) dalla quale ….(qui c’è una parola cancellata)… anche il prossimo villaggio…(altra parola cancellata).. nel giorno 19 novembre 1579 e per questo la chiesa fu riedificata". L’importanza storica della scritta è notevole perché conferma con precisione la data della frana, di cui si è conservata memoria nella tradizione orale, che travolse una parte del borgo di Chiesa Valmalenco. Nella "Guida turistica della Provincia di Sondrio" del Gianasso (1979) nella descrizione della chiesa di S.Giacomo si riporta la data del 1540 con un punto interrogativo. Anche il recente volume di De Bernardi (Valmalenco, 1999, pag.25) attribuisce al 1541, citando il Pavesi gli eventi che "sconvolsero la Valmalenco da cima a fondo": "Secondo la tradizione pare ad esempio che Chiesa si chiamasse anticamente Negroni. Quando però i torrenti Giumellino e Sassersa si gonfiarono e la montagna scese, coprì tutto e sul posto le altre contrade e frazioni eressero una piccola chiesa per ricordare quei morti. Oggi vi è una chiesa più grande." Più preciso è Silvio Gaggi: "Con la frana che seppellì le contrade di Negroni e Cassoni di cui si è già fatto cenno, la suddetta chiesa fu "quasi sotterrata dalle ruine, poi ristorata goffamente". Essa non fu dunque ricostruita, ma solo 'ristorata' in tutta fretta, e già lo era nel 1582; quello smottamento si era appunto staccato poco prima, anzi, pare addirittura nel 1581."

La trave individuata potrebbe dunque essere un elemento di recupero dei primi interventi avvenuti subito dopo la calamità, riposizionato nella ricostruzione definitiva.


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