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N. 71   - Editoriale   

       
   Editoriale

 

Il mondo delle idee

 

Non è troppo lontano il successo di The Truman Show –il surreale film americano dove l’attore Jim Carrey interpreta il protagonista, un uomo ripreso 24 ore su 24 da una rete televisiva a sua insaputa, protagonista di una "vita simulata" su un gigantesco palcoscenico. Mass media, marketing e pubblicità diventano sempre di più il motore della realtà, anzi una realtà sovrapposta alla realtà vera; ma se The Truman Show ha l’immediatezza e la suggestione delle nuove tecnologie, c’è un’opera letteraria che, più di cent’anni prima, era andata ben più in profondità nel cogliere il pericolo di un progressivo sdoppiamento tra l’esperienza dell’uomo e "l’umanità in generale", il pericolo di una realtà partorita dalle "idee".

...il pericolo di una realtà partorita dal mondo delle idee (disegno di D.Benetti ©)

Memorie dal sottosuolo

Si tratta del monologo, che costituisce la tappa centrale nella vicenda artistica e spirituale di Fëdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo, uscita a puntate nel 1865 sulla rivista Epocha. In massima sintesi è la storia della mancata redenzione di una prostituta, Lisa. Il protagonista recita la propria vita, un "edificio di idee, maschere e fantasmi che egli si era andato costruendo nei suoi quarant’anni". Improvvisamente l’incontro con Lisa, un abbraccio e la dimostrazione del "semplice, assoluto amore di lei", illuminano questo sogno; ma l’uomo del sottosuolo non sa rinunciare al suo essere "uomo in generale" e finisce con "l’offendere e distruggere sia lei, sia ciò che, grazie a lei gli si è improvvisamente rivelato". Lisa, "violentata e umiliata per l’ultima volta, scompare anche lei per sempre, per le strade buie della città".

La legge della personalità impaccia l'io

Un fallimento che Dostoevskij così descriveva nel suo taccuino (1864): "Amare l’uomo come se stessi, secondo il comandamento di Cristo, non è possibile… Sulla terra la legge della personalità impaccia. L’io è di ostacolo… Cristo soltanto poteva farlo…"

L’angoscia e la debolezza del mondo delle idee è proprio questa: l’incapacità di cogliere la profondità della domanda di comunione di chi ci sta accanto, arrestandoci sulla soglia di una nostra impenetrabile identità.

Persino essere uomini è un peso

L'uomo del sottosulo conclude il suo monologo con delle parole profetiche, scritte in un momento storico che ancora non poteva neppure concepire la civiltà dei Mc Donald, delle bombe intelligenti e della realtà virtuale:

"Persino essere uomini è un peso, per noi, -uomini con un corpo vero, nostro, di carne e sangue; ce ne vergognamo noialtri, lo consideriamo un’onta …Siamo dei nati morti, noialtri, ed è già da tanto tempo che nasciamo da padri che non sono più vivi, il che d’altronde continua a piacerci sempre di più. Ci stiamo prendendo gusto. Presto escogiteremo un modo di nascere addirittura da un’idea…"


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