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N. 72 - Editoriale |
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L'ambiente naturale e culturale: da vincolo a patrimonio Valchiavenna: la cascata dell'Acqua Fraggia (foto D.Benetti ©) Il concetto di tutela dell’ambiente, del territorio, e dei beni culturali ha subito, in questi ultimi anni, una radicale trasformazione. Uno dei momenti basilari di questo fenomeno si può far coincidere con il contributo teorico dell’architetto norvegese Christian Norberg Schultz, recentemente scomparso (che ricordiamo a pag. 55). Genius loci è l’opera che ha rappresentato una vera e propria rivoluzione copernicana nel concetto stesso di abitare e di vita sociale in un territorio. Partito come slogan di specialisti, questa definizione di spirito locale si è andata vieppiù diffondendo, amplificando la propria portata, non solo tra gli specialisti del settore, ma anche tra amministratori, politici, e anche tra la gente comune. Si è fatta strada la convinzione, sempre più determinata, che lo spirito del luogo caratterizzi una dimensione fondamentale dell’uomo. L’espressione artistica e culturale non è più solo l’apice di un processo creativo e spirituale, di alcuni puntuali e particolari momenti della storia (così come era affermato dall’Idealismo). Ogni comunità locale ha un legame inscindibile con il territorio in cui vive, in questo rapporto vengono messe in gioco l’identità e le prospettive di vita della comunità stessa. Non ha dunque più alcun senso parlare di vincolo, come pesante imposizione da parte dello Stato: la valorizzazione del proprio patrimonio ambientale e culturale viene sempre più sentito come una necessità, da parte della comunità stessa. Si verifica concretamente, del resto, come la perdita del patrimonio culturale porti allo smarrimento, alla perdita di orientamento e di identità. Lo spazio, l’ambiente, il territorio sono dati che devono essere riscoperti, ambiti di cui dobbiamo riprendere coscienza, dopo decenni di sottovalutazione e di dimenticanza. Già ci sono concreti cambiamenti, per esempio nel settore urbanistico, con modifiche profonde alla legislazione e necessità di revisione degli strumenti urbanistici generali, ma la modifica più evidente è data dal diffondersi della voglia contatto con il paesaggio e con l’insieme delle sue componenti, siano esse naturali (boschi, prati, torrenti, animali selvatici), siano esse culturali (architettura, arte, gastronomia) o economiche (agricoltura, allevamento). La speranza è che questa progressiva trasformazione non si limiti ad una valutazione estetica, ma conduca anche ad una riflessione e ad un ulteriore approfondimento sul ruolo dei soggetti protagonisti dell’abitare, ad una rivolta contro il nichilismo, la vita fondata sul nulla, sull’effimero, contro la pretesa dell’uomo di vivere come misura delle cose, senza porsi domande su di sé e su ciò che è intorno a sé. |